L’andamento dell’economia nel 2015

Nel 2015, l’economia mondiale è stata caratterizzata da moderata crescita, bassa inflazione, debolezza dei prezzi delle materie prime e condizioni monetarie accomodanti nei paesi avanzati. Il clima di fiducia è stato scosso in primavera da una nuova crisi della Grecia, poi rientrata, e successivamente dal crollo dei mercati azionari cinesi. Durante l’intero anno si sono osservati segnali di forte rallentamento dell’attività economica in diversi paesi emergenti. La maggiore incertezza sulle prospettive economiche globali e i segnali di sofferenza del settore manifatturiero americano rispetto al rafforzamento del dollaro hanno indotto la Federal Reserve a procrastinare l’atteso rialzo dei tassi ufficiali fino a dicembre. Nell’Eurozona, la crescita economica è accelerata, sostenuta sempre più dalla domanda interna e, in particolare, dai consumi delle famiglie. I positivi riflessi occupazionali della ripresa hanno ridotto il tasso di disoccupazione. Le pressioni inflazionistiche sono rimaste inesistenti.

A marzo la Banca Centrale Europea ha avviato un programma di acquisto di titoli di stato, a integrazione dei due programmi già in essere dedicati a obbligazioni garantite e ABS. Alla fine dell’anno, la durata del programma è stata estesa fino a marzo 2017. In aggiunta, la BCE ha tagliato il tasso sui depositi a -0,30%. Sul mercato monetario, il livello negativo del tasso sui depositi e l’eccesso di riserve hanno ulteriormente ridotto i tassi di interesse, spingendoli su valori negativi. I rendimenti dei titoli di debito governativi hanno subito una forte compressione col lancio del programma BCE di acquisti e successivamente hanno mostrato significative oscillazioni. Per il rendimento decennale italiano, in media annua, il differenziale con il Bund è calato dai 165 punti base del 2014 a 119 punti base. L’euro si è rapidamente deprezzato nei confronti del dollaro americano nei primi mesi dell’anno. In seguito ha recuperato terreno, chiudendo il 2015 a 1,0922, un livello comunque ben sotto l’1,2261 di fine 2014.

In Italia, la ripresa economica ha trovato ulteriori conferme. Nel quarto trimestre il prodotto interno lordo è aumentato dell‘1,0% rispetto allo stesso periodo del 2014 e in media annua la crescita è stata pari allo 0,7%. L’incremento del PIL, il primo dopo tre anni consecutivi di flessioni, è spiegato dalla domanda interna, mentre il saldo commerciale è ancora penalizzato dal debole andamento della domanda nei paesi emergenti. Gli investimenti fissi sono tornati a crescere, ancorché in misura moderata. Il ritmo di espansione della produzione industriale è ancora modesto, ma la crescita è divenuta sempre più diffusa a livello settoriale.

L’occupazione è cresciuta per il secondo anno consecutivo e, assieme alla ripresa dei salari reali, ha sostenuto la spesa per consumi. Il tasso di disoccupazione è calato significativamente fra gennaio (12,2%) e dicembre (11,7%), riflettendo anche gli effetti una tantum sulla domanda di lavoro delle riforme e degli incentivi fiscali. Ancor più si è ridotto il tasso di disoccupazione giovanile, a 38,6% a dicembre per la fascia d’età 15-24 anni (da 41% di inizio anno), un valore che, però, resta molto elevato. Riforme e incentivi fiscali hanno determinato una ricomposizione dell’occupazione a favore di quella permanente.

Il 2015 si è chiuso con un fabbisogno del settore statale in netto calo rispetto al 2014, una riduzione del rapporto deficit/PIL ma un nuovo incremento del debito. Il governo ha ridimensionato gli obiettivi di consolidamento fiscale previsti per il 2016, pur confermando l’ulteriore riduzione del deficit e l’avvio di un processo di riduzione del rapporto debito/PIL.    

Il mercato del credito

Nel 2015 è proseguito il miglioramento della dinamica dei prestiti al settore privato, con indicazioni di ritorno alla crescita in alcuni segmenti di operatività, in particolare dei prestiti alle famiglie consumatrici e di quelli all’industria manifatturiera. Per i prestiti alle società non-finanziarie la graduale risalita dal ciclo recessivo è stata trainata dalla componente a medio termine, nuovamente in crescita da inizio anno. Tuttavia, a seguito della continua flessione dei prestiti a breve, l’aggregato dei prestiti alle società non-finanziarie è rimasto complessivamente in calo, anche se più moderato rispetto all’esercizio precedente. Per i prestiti alle famiglie, si è consolidato il miglioramento del contesto di mercato, con l’allentamento delle condizioni d’offerta di mutui residenziali in atto da oltre due anni. Dopo aver svoltato in positivo verso metà 2015, nel secondo semestre lo stock di prestiti alle famiglie si è confermato leggermente in crescita. Il recupero è trainato dalla notevole dinamica delle erogazioni di mutui residenziali, solo in parte spiegata da rinegoziazioni di prestiti esistenti. In particolare, è proseguita la forte crescita delle erogazioni a tasso fisso, giustificata dal livello molto basso dei tassi applicati e da un differenziale più contenuto tra tasso fisso e variabile. L’andamento dei prestiti è stato trainato dalla ripresa della domanda, che si è aggiunta all’allentamento nelle condizioni di offerta. Secondo l’Indagine sul credito condotta da Banca d’Italia presso le banche, dal secondo trimestre 2015 anche la domanda da parte delle imprese è tornata in aumento, per la prima volta dal 2011. Le richieste di finanziamento da parte delle famiglie si sono confermate in aumento, sia per l’acquisto di abitazioni sia per il credito al consumo. Tra i fattori che determinano l’offerta di credito, la pressione concorrenziale ha continuato a esercitare un significativo impulso all’allentamento dei criteri di concessione mentre si è consolidata una minore preoccupazione delle banche rispetto ai rischi percepiti. Anche i giudizi delle imprese hanno confermato condizioni di accesso al credito migliorate. Circa la qualità del credito, la crescita dello stock di sofferenze ha continuato a decelerare. Ancor più significativo è il rallentamento registrato dal flusso di nuovi crediti deteriorati in rapporto ai finanziamenti in essere, grazie al miglioramento dell’attività economica.

Il contesto distensivo è testimoniato dalla riduzione dei tassi bancari, fino a toccare nuovi minimi. Per i nuovi prestiti alle società non-finanziarie, i tassi hanno raggiunto livelli storicamente molto contenuti sia per i finanziamenti di importo inferiore a 1 milione, sia per quelli di maggiore entità. Per i tassi sulle erogazioni alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, a fine anno si sono toccati nuovi minimi, sia nel caso dei mutui a tasso fisso, sia per quelli a tasso variabile. Il quadro favorevole delle condizioni creditizie è evidente anche nel confronto tra i tassi italiani sui nuovi prestiti alle imprese e quelli medi dell’area euro. In corso d’anno, infatti, i differenziali si sono ridotti significativamente. In particolare, quello calcolato sui tassi dei nuovi prestiti oltre 1 milione da metà 2015 è sceso su valori negativi, evidenziando condizioni relativamente più vantaggiose per i prenditori italiani rispetto alla media dell’area euro. Per questa classe dimensionale di prestiti, anche il differenziale con i tassi tedeschi è diventato negativo.

Il risparmio e la raccolta bancaria

Anche nel 2015 la crescita del reddito disponibile reale ha sostenuto il tasso di risparmio delle famiglie italiane. I flussi di risparmio, insieme al contributo positivo dei mercati finanziari, hanno quindi determinato un aumento delle attività finanziarie. In termini di attitudini di investimento, si sono confermati i trend alla base del processo di ricomposizione in atto nei portafogli dei risparmiatori. In un contesto di tassi di interesse molto bassi, gli investimenti delle famiglie si sono indirizzati soprattutto verso gli strumenti del risparmio gestito e le giacenze sui conti correnti bancari sono rimaste in forte crescita, per il basso costo opportunità di detenere liquidità. All’opposto, anche a seguito delle minori esigenze di provvista da parte delle banche, è proseguito il crollo delle obbligazioni e i depositi con durata prestabilita si sono confermati in calo. In analogia con i tre anni precedenti, sono proseguiti i disinvestimento dai titoli di Stato, penalizzati dai bassi rendimenti. Il contesto è stato quindi ancora favorevole all’industria del risparmio gestito, che ha realizzato un nuovo record di raccolta. La prima parte dell’anno è iniziata con flussi netti particolarmente elevati, che nel secondo semestre sono risultati più contenuti, rimanendo però significativamente positivi. Pertanto, il portafoglio finanziario delle famiglie ha visto un aumento dell’incidenza dei fondi comuni e dei prodotti assicurativi e pensionistici.